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     periodico di informazione veterinaria
anno 1 / num.4 / ott. 2002
04


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> editoriale
Facciamo il punto
sul Pet-Corner

 
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> prodotto
monitoraggio paziente Mindray

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Odontoiatria,
quello che non vediamo

 
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> esperto risponde
Oscar Grazioli:
L’importanza del monitoraggio in anestesiologia

 

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la sala RX:
quando occorre aggiungere
delle schermature supplementari alle pareti

 
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quadro radiografico
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RETTILI: Che passione!
 

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esperto risponde
Oscar Grazioli:
l’importanza del monitoraggio in anestesiologia


Pochi sanno che la causa più rilevante di mortalità in anestesiologia è la “disattenzione“, prova ne sia che il gatto, normalmente sottovalutato rispetto al cane, ha una mortalità molto più elevata rispetto a quest’ultimo.
Alla disattenzione, alla superficialità è necessario contrapporre la migliore arma che abbiamo in campo anestesiologico:
il monitoraggio.
Esiste un monitoraggio diretto (effettuato dall’anestesista mediante l’uso dei suoi sensi) ed un monitoraggio indiretto, effettuato dall’anestesista mediante
l’uso di strumenti. E’ di quest’ultimo aspetto che ci vogliamo occupare in questo spazio. Per quanto la vista, l’udito e in generale i sensi di chi sorveglia il paziente in anestesia siano e saranno sempre di estrema importanza, l’uso di macchine e strumenti moderni ha impresso una svolta epocale nel campo anestesiologico.
Naturalmente qualsiasi strumento, dal più rudimentale, al più tecnologicamente avanzato offre una serie di parametri che è necessario sapere interpretare, altrimenti si corre il rischio di avere degli splendidi macchinari di cui si ignora totalmente il linguaggio.
Anche se mancano regole precise, qualunque veterinario coscienzioso non può fare a meno di effettuare interventi chirurgici con un minimo di sicurezza.
Attraverso l’invenzione della pulsossimetria e della capnografia si è passati da metodi cruenti a metodi assolutamente non invasivi in grado di fornire parametri di pari affidabilità.
Lo stesso controllo della pressione non invasiva NIBP, mediante l’oscillometria, si è rivelato uno strumento essenziale per larga parte dei pazienti che entrano in sala operatoria.
In alcuni veterinari si avverte talvolta il rifiuto di avvicinarsi ai monitor, giudicati troppo sofisticati e soprattutto troppo costosi. E’ necessario, a questo proposito, ricordare che non è obbligatorio (e neanche sensato) per chi inizia a lavorare, magari da solo, o per chi effettua soltanto una chirurgia “minore“ avere due canali per la pressione invasiva, ma è anche necessario ricordare che proprio chi è alle prime armi ha meno esperienza e la cosiddetta chirurgia “minore“ non è da sottovalutare, per quanto riguarda i rischi anestesiologici.
Tutti sanno fare (più o meno bene) una detartrasi o drenare un ascesso, ma se l’intervento viene fatto su di un gatto di 15 anni, obeso o su di un cane con un soffio emodinamicamente rilevante, ecco che
la chirurgia minore diventa anestesiologicamente “maggiore“.
Come sempre la verità sta nel mezzo.
Personalmente sono convinto che il parametro più importante da rilevare sia la pressione non invasiva che, tra l’altro, si rivela utilissima anche fuori dalla sala operatoria per un corretto iter diagnostico.
Controllo della NIBP, pulsossimetria, temperatura ed ECG sono parametri che oggi si possono monitorare con un investimento pari ad un quarto di un mediocre ecografo e possono fare la differenza tra la vita
e la morte.
Per chi effettua chirurgia impegnativa o diagnostica che necessiti di anestesia generale su pazienti critici, chiedo venia, ma non trovo alcuna scusante.
Capisco che l’investimento sia consistente, ma se si spendono 30.000 euro per diagnosticare un rigurgito mitrale, si ha l’obbligo di spenderne meno della metà per salvare un paziente dalla morte.

Dr. Oscar Grazioli
ograzioli@veter-zoo.com

 

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