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     periodico di informazione veterinaria
anno 1 / num.4 / ott. 2002
04


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> editoriale
Facciamo il punto
sul Pet-Corner

 
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> prodotto
monitoraggio paziente Mindray

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> approfondimento
Odontoiatria,
quello che non vediamo

 
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> esperto risponde
Oscar Grazioli:
L’importanza del monitoraggio in anestesiologia

 

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> news
la sala RX:
quando occorre aggiungere
delle schermature supplementari alle pareti

 
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> approfondimento
quadro radiografico
dei vasi polmonari del gatto

 

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> prodotto
RETTILI: Che passione!
 

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approfondimento
Odontoiatria, quello che non vediamo


Quando ho iniziato la professione, circa venti anni fa, esistevano fondamentalmente solo due “tipi” di veterinario: per piccoli animali e per grossi animali.
Anche se alcuni si occupavano di entrambi i settori, alcuni anni prima qualcuno aveva intuito che esisteva una grande potenzialità nel campo dei piccoli animali e, con molto coraggio e passione, aveva abbandonato la clinica dei grossi animali e aveva aperto ambulatori dedicati alla cura di cani e gatti.
Ciò che allora sembrava alla maggior parte dei colleghi un azzardo si è rivelato nel tempo (nemmeno molto) una carta vincente; certamente le condizioni economiche, l’attenzione al benessere animale, la disponibilità di attrezzature a costi contenuti e molti altri fattori hanno condizionato il successo attuale di questo aspetto della professione, ma il fatto importante è che questi “pionieri” avevano visto ciò che altri non intuirono neppure.
Oggi possiamo prendere atto che i proprietari dimostrano un’attenzione maggiore e pretendono prestazioni mediche paragonabili a quelle della medicina umana: ciò crea una notevole diversificazione degli interessi da parte dei veterinari e maggiori possibilità di lavoro.
Oltre all’importanza assunta dalla clinica dei piccoli animali altri fattori (il numero sempre crescente di neolaureati, le scarse possibilità di lavoro nel settore pubblico, ecc.) hanno portato ad una proliferazione di studi, ambulatori e cliniche.
Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione complicata, dove da un lato vengono richieste strutture in grado di far fronte ad una richiesta di servizi che comporta un grande impegno economico, mentre dall’altro il numero di interventi terapeutici è sempre proporzionalmente inferiore per ogni struttura veterinaria esistente.
Quindi per “sopravvivere” cerchiamo sempre nuovi interessi: investiamo ingenti quantità di denaro per l’acquisto di apparecchiature sempre più sofisticate, cerchiamo di distinguerci indirizzandoci verso nuovi settori della medicina, ci aggiorniamo su patologie che, pur importanti, sono poco frequenti e in questa ricerca spesso non vediamo patologie più “quotidiane” che, oltre a garantire il benessere animale, potrebbero aiutare a rimpinguare il bilancio della nostra struttura.
Una patologia che viene spesso sottovalutata e a volte addirittura non diagnosticata è la parodontite.
Molti colleghi pensano che si tratti di una condizione patologica innocua, poco frequente e di facile risoluzione, ma in realtà si tratta di una malattia che può incidere molto negativamente sulla salute dei carnivori.
Presente nell’ottanta per cento dei cani di età superiore ai cinque anni e in molti gatti, se non viene prevenuta, trattata e seguita si aggrava rapidamente.
La malattia parodontale, oltre a provocare danni alle strutture orali (che possono arrivare sino alla frattura spontanea della mandibola), causa un aumento dell’incidenza e della gravità delle affezioni polmonari negli animali anziani.
Esiste infatti una correlazione statisticamente significativa tra gravità delle parodontopatie e lesioni istologiche riscontrate a livello di vari apparati (rene, fegato, miocardio).
Non esiste probabilmente nessuna altra patologia che presenti una frequenza così elevata coma la malattia parodontale: è sufficiente ispezionare accuratamente il cavo orale in tutti gli animali che quotidianamente visitiamo per accorgerci che circa la metà di questi soffrono di questa patologia.
Sta alla sensibilità del veterinario riferire al proprietario dei rischi che la malattia comporta e delle strategie terapeutiche e profilattiche attuabili.
La terapia della malattia parodontale comporta comunque il conseguimento di una
diagnosi ottenuta con un iter diagnostico preciso ed accurato; il veterinario che pratica questi trattamenti deve concordare con il proprietario l’autorizzazione all’intervento, renderlo edotto sulla necessità di praticare poi al suo animale le cure domiciliari necessarie a garantire il lavoro eseguito nel tempo e fargli accettare i rischi legati all’anestesia generale necessaria all’intervento.
Il mantenimento dei risultati ottenuti sarà affidato alla igiene orale quotidiana a cura del proprietario che, se non eseguita o mal eseguita, può inficiare tutto il lavoro svolto dal dentista.
Tra qualche anno probabilmente il trattamento sistematico delle patologie parodontali sarà una routine normalmente inserita nella clinica e queste mie considerazioni sembreranno ovvie e banali come è l’esistenza oggi degli ambulatori veterinari su tutto il territorio nazionale: forse allora non vedremo altre cose che invece sono contingenti, ma di questo ne parleremo tra qualche anno …

Dr. Paolo Squarzoni
paolosquarzoni@veter-zoo.com

* Ringraziamo il dr. Paolo Squarzoni per aver accettato la nostra richiesta di collaborare con Zoo-News, ci auguriamo di ospitare ancora numerosi suoi interventi.

 

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