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prodotto
rX.
Vantaggi alta frequenza e mA. 
(click per ingrandire | circa 25 kb)
Questo articolo fa seguito ad un precedente contributo in cui si
è ampliamente discusso dei sistemi e dei vantaggi degli attuali
apparecchi ad alta frequenza rispetto ad apparecchi radiografici
trifase, esafase, ecc. Ciò che non è stato enfatizzato
è che anche nellambito di apparecchi ad alta frequenza,
le frequenze possono essere molto diverse. Ad esempio un apparecchio
ad alta frequenza, può avere frequenza di 16 KHz oppure fino
a 100 KHz, come lapparecchio MCI 100/30 commercializzato da
Veter-zoo. Appare chiaro che pur essendo entrambi apparecchi ad
alta frequenza, la diversa tecnologia permetterà a questultimo
un rendimento migliore. Per i particolari sulle frequenze rinvio
allarticolo precedente. Un punto che invece vorrei trattare
in questo contesto è lutilità dei mA. In questo
periodo diversi colleghi mi hanno chiamato o scritto chiedendomi
consigli sullapparecchio radiologico da acquistare. Ho potuto
così verificare che tra lalta frequenza ed i parametri
tecnici da utilizzare si è creata una grossa confusione.
In particolare vorrei chiarire che lalta frequenza non può
sostituire o compensare una carenza di mA nellapparecchio.
Questo significa che se pur ad alta frequenza, un apparecchio con
scarsa disponibilità di mA non può garantirci immagini
diagnostiche accettabili. Ciò è dovuto a diversi fattori.
Poiché la trattazione di mAs e kV richiederebbe uno spazio
troppo ampio (semmai potrebbe essere un argomento da affrontare
in futuro), esprimerò qui solo alcuni brevi concetti. I mA
così come i kV intervengono nellannerimento della pellicola
radiografica. I kV rappresentano la qualità del fascio di
raggi (la "durezza") ed i mA la quantità (il "numero").
Per trovare una corretta esposizione radiografica occorre poi tener
conto di un altro parametro: il tempo desposizione (sec.).
Poiché mA e tempo (sec.) si considerano associati nellesposizione,
appare chiaro come unampia disponibilità di mA consenta
di lavorare con tempi brevi. Se ad esempio per esporre un torace
utilizziamo 5 mAs (che è il prodotto dei mA per il tempo
in sec.), con un apparecchio da 25 mA dovremmo utilizzare un tempo
di 0,2 sec., con uno da 90 mA si utilizzerà un tempo di 0,6
sec. circa (ammesso che sia possibile in questi apparecchi scegliere
tempi inferiori ad 1 decimo di sec.), per un 300 mA il tempo sarà
di pochi decimi di sec., fino ad arrivare ad apparecchi che hanno
a disposizione oltre 400 mA che utilizzano tempi inferiori al decimo
di secondo, 6-7 millesimi e che, con le recenti tecnologie scelgono
automaticamente i tempi inferiori. Ciò comporta che con i
primi due apparecchi avremmo immagini poco o non diagnostiche del
torace (immagini "mosse" dovute allattività
respiratoria e cardiaca), con un buon 300 mA avremmo immagini diagnostiche
per la maggior parte dei toraci (e patologie), con un 425 mA od
oltre, immagini diagnostiche per tutti i toraci (nelle diverse specie).
Un altro fattore è la distanza tra fuoco-film. Se abbiamo
a disposizione un apparecchio molto potente, possiamo lavorare a
distanze superiori ottenendo una minore distorsione dellimmagine
radiografica. Poiché aumentando la distanza tra fuoco e film
lesposizione aumenta seguendo la legge del quadrato delle
distanze (cioè raddoppiando la distanza si deve quadruplicare
lesposizione), è facile capire che un apparecchio di
425 mA consente prestazioni superiori anche a distanze più
elevate, influendo positivamente sulla qualità dellimmagine
radiografica. Tutto ciò è assolutamente indipendente
dalla frequenza di utilizzo dellapparecchio. Per cui la raccomandazione
è certamente quella di andare verso le nuove tecnologie (frequenze
di 100 KHz), ma anche di tenere presente che per un lavoro di qualità
la frequenza è veramente una piccola parte, devono essere
considerati numerosi altri fattori, come la disponibilità
di elevati mA.
Dr. Massimo Vignoli
massimovignoli@veter-zoo.com
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